venerdì 7 marzo 2014

RECENSIONE CULT: STAND BY ME -RICORDO DI UN'ESTATE (1986)

Molto spesso Stephen King viene etichettato come uno scrittore esclusivamente horror-thriller, autore di storie terrificanti. E nonostante nella maggior parte dei suoi romanzi il contesto horror faccia in realtà soltanto da sfondo a tanti altri temi, il famoso romanziere statunitense ha partorito storie di tutt'altro genere. L'emblema di tutto ciò è la raccolta datata 1982, Stagioni Diverse, dove King ha dedicato ad ognuna delle 4 stagione un racconto, dai quali sono poi stati tratti 3 film: Le ali della libertà, L'allievo e Stand by Me - Ricordo di un'estate.
Diretto da Rob Reiner (regista di un'altro adattamento di un libro di King, Misery Non deve morire, e anche di Harry ti presento Sally, La storia fantastica e Codice d'Onore), Stand By me è diventato, a distanza di 28 anni dalla sua uscita nelle sale, un cult intramontabile, riuscito a colpire e segnare molte generazioni. Il film parla di crescita, del lungo viaggio verso la maturazione e appunto dell'adolescenza, un periodo pieno di insicurezze e preoccupazioni ma di cui poi tutti ne conserviamo un buon ricordo.



Stand By Me è la storia di un viaggio. Estate 1959, periodo che precede l'inizio delle scuole. Nella cittadina di Castle Rock (frutto della fantasia di Kink e ambientazione di molti suoi romanzi), un gruppo di 4 ragazzi di 12 anni pronti a passare al Ginnasio, si avventurano alla ricerca del corpo di un ragazzo della loro stessa età scomparso 3 giorni prima. Nel caso fossero riusciti a ritrovarlo, loro pensano che sarebbero diventati famosi e che tutte le tv e i giornali avrebbero parlato di loro. Ma il viaggio che faranno, e tutte le avventure che vivranno insieme, non saranno altro che la metafora di un viaggio interiore che li condurrà ad una maturazione.
Stand By Me è indubbiamente uno dei migliori racconti di formazionE di sempre, e questo perché ognuno dei 4 ragazzi protagonisti è caratterizzato in maniera diversa rispetto agli altri e di conseguenza non è difficile per lo spettatore immedesimarsi in almeno uno di loro.

Gordie Lachance, interpretato da Wil Wheaton, è il protagonista e la voce narrante. Il film inizia con la scena in cui Gordie ,ormai cresciuto, vede dei ragazzi in biciclette fare un giro insieme ed è cosi' che gli viene in mente l' avventura vissuta con i suoi amici quando aveva 12 anni. La voce narrante, che racconta
la storia in maniera ironica ,quasi come una fiaba, è di Richard Dreyfuss nella versione originale mentre in quella italiana fu affidata al caldo e fascinoso timbro di Mario Cordova.

Gordie è un ragazzo intelligente, sensibile e con un grande talento nel creare storie, il suo sogno infatti è diventare scrittore, ma anche molto introverso. Egli vive però una situazione famigliare difficile: suo fratello maggiore, al quale era molto legato, muore in un incidente stradale e ciò lascia i genitori in una stato di shock. Il padre ha sempre avuto una preferenza per il fratello, il quale era un promettente giocatore di football. Gordie si sente dunque insicuro, non si è mai sentito apprezzato dal padre e con la morte del fratello non ha più nessuno con cui aprirsi. Trova cosi' negli amici il modo per poter condividere quello che si è tenuto dentro.

CHRIS CHAMBERS, intepretato da River Phoenix (che poi sette anni dopo mori' a causa di un overdose), è il leader del gruppo. I membri della sua famiglia hanno una pessima reputazione, per cui qualsiasi cosa succeda gli viene data la colpa a priori, benché possieda una discreta intelligenza e sia piuttosto maturo e riflessivo. Gordie trova una sorta di confessore in Chris, il quale capisce il talento dell'amico per la scrittura e lo sprona a non sprecare il dono che ha ricevuto e anzi', a cercare di sfruttarlo nel migliore dei modi

Teddy Duchampè un ragazzo molto eccentrico con degli enormi occhiali da vista. Il padre,
un ex-militare partecipante allo sbarco in Normandia, gli ha bruciato un orecchio ma nonostante ciò
Teddy continua a volergli bene e a difenderlo.

Vern Tessio è un ragazzo timido, pauroso e in sovrappeso. Si dimentica tutto facilmente e viene perciò preso spesso in giro dagli altri.


Reiner riesce a trasportare sullo schermo il romanzo di King in maniera brillante e autentica, realizzando un film maturo e pieno di cuore, al quale è impossibile non voler bene. Il regista voleva che i giovani interpreti rimanessero loro stessi, ed infatti li ha selezionati tenendo conto della loro vere personalità.
Nonostante ci siano dei cambiamenti, King ha considerato questo film come il miglior adattamento di una sua opera, in quanto secondo lui il cuore del libro rimane inalterato. “Film e libri sono come mele e arance, sono entrambi buonissimi ma hanno sapori completamente diversi. Se funziona, sono felice. È fantastico” esclama lo scrittore, il quale ha anche rivelato che per scrivere questo racconto ha preso ispirazione da avventure che ha realmente vissuto nel periodo in cui era un ragazzo.


Quello dell'adolescenza è un periodo particolare, alla continua ricerca della propria strada,del proprio posto nel mondo, di ciò che vogliamo veramente realizzare.
Durante il loro viaggio, Gordie, Chris. Teddy e Vern, si troveranno ad affrontare tante avventure che li condurranno dalla inevitabile spensieratezza giovanile ad una maturazione interiore e ad una presa di coscienza del pericolo. Nessuno nel corso della propria vita rimane uguale. Si cambia spesso, si diventa persone diverse e questo anche grazie al grande bagaglio di esperienze maturate passo dopo passo. E sebbene questi cambiamenti avvengano in maniera graduale, ci sono sempre degli eventi, dei momenti, dei periodi, in cui ci si rende conto di tante cose decidendo di cambiare radicalmente rotta. Ma il passato non si dimentica e i detriti di ciò che siamo stati continuano a restarci dentro. Questo è raccontato in Stand By Me, un film di prime volte. Il primo contatto con il pericolo, il primo contatto con la paura, il primo contatto con la morte, IL PRIMO CONTATTO CON IL MONDO VERO E PROPRIO. Commovente il finale, in cui il protagonista racconta tutto quel che è successo decidendo di concludere il suo libro con una frase che è subito entrata nell'immaginario collettivo: "Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?"
Stand By me è un film da vedere, rivedere e soprattutto immedesimarsi nei personaggi o meglio, cercare di rivivere quello che fu (nel caso del film il viaggio), il periodo o l'evento che ha cambiato per sempre la nostra vita.

Ecco la mia video recensione:








giovedì 23 gennaio 2014

RECENSIONE: "LO SGUARDO DI SATANA- CARRIE" (2013- Regia di Kimberly Peirce

Che il cinema hollywoodiano sia a corto di idee, e che perciò si debba puntualmente ricorrere a sequel/reboot/remake, è ormai chiaro a tutti. Questa volta tocca a Carrie, primo grande bestseller di Stephen King e già portato sul grande schermo nel 1976 da Brian DePalma in quello che oggi è considerato come uno dei più grandi cult della storia del cinema horror. Impossibile dimenticare la magnifica Sissy Spacek che, ricoperta di sangue, vaga per la palestra della scuola distruggendo tutto ciò che la circonda o, per i cinefili più accaniti, i magistrali piani sequenza e le dolci zoomate adoperate dal famoso regista per mettere in scena questa agghiacciante storia. Ebbene, questa volta ci prova Kimberly Peirce e ad interpretare Carrie troviamo la bellissima (fin troppo) Chloë Grace Moretz , mentre nel ruolo della maniacale madre Margaret, che fu di Piper Laurie, questa volta c'è Julianne Moore. Carrie White è una ragazza introversa e dotata di telecinesi. La madre, una fanatica religiosa, costringe la figlia a restare chiusa in casa a pregare Dio per il perdono dei peccati. Quando i suoi compagni di scuola avranno l'idea di umiliarla davanti a tutti al Ballo della Scuola, l potere di Carrie esploderà in tutta il suo tragico potere distruttivo. Lo scopo principale di questo nuovo film doveva essere di proporre nuovamente la storia, ma in maniere più moderna e rimanendo fedele al materiale di partenza. Obiettivo raggiunto a metà. Lo sguardo di Satana- Carrie è un film discreto, certamente molto molto distante dal capolavoro di De Palma, ma neanche cosi' orrendo come ho letto da molti definire. Il principale cambiamento in questo remake sta proprio nel personaggio di Carrie, che si rende conto dei suoi poteri sin dall'inizio e si informa per poi prenderne totalmente coscienza. Per il resto, eccetto qualche altro piccolo cambiamento, in molte scene sembra la perfetta fotocopia del film di De Palma. Oltre a questo, i principali problemi a mio parere sono 2. La Moretz, pur essendo bravissima, è troppo bella per essere credibile in ruolo del genere. Nel riuscito tentativo di modernizzare il tutto (interessante l'idea di inserire il web come nuovo strumento del bullismo moderno), la pellicola perde la cupezza che dovrebbe contraddistinguere un film horror ,divenendo quasi un teen movie. E poi, anche se minore, il sangue in CGI non si può proprio vedere. In compenso, la regia non è male, Julianne Moore è credibile nel ruolo della madre (sebbene abbia ancora davanti agli occhi la magistrale Piper Laurie) e la scena della doccia è fatta piuttosto bene. Ma infine è palese che questo film sia soltanto l'ennesimo remake senza cuore, progettato solo per fare soldi, ed ecco perché dinanzi ai tanti barcollamenti di sceneggiatura ci si lascia andare a considerare questo film come un semplice filmetto. Lo Sguardo di Satana  è un film gradevole, anche se il vero Carrie cinematografico è e continuerà ad essere il capolavoro del 1976.

martedì 7 gennaio 2014

RECENSIONE "AMERICAN HUSTLE-L'APPARENZA INGANNA"

Tutti parlano di American Hustle mescolando aggettivi davvero entusiastici: FANTASTICO, MERAVIGLIOSO, MAGISTRALE, IL FILM DELL'ANNO, e addirittura c'è chi grida al CAPOLAVORO. Premettiamo che il sottoscritto non ama questo genere di film, quindi, pur apprezzandone oggettivamente la qualità, sapevo sin dall'inizio che difficilmente avrei potuto innamorarmene. Che David O.Russel sia uno dei registi più gettonati di Hollywood è ormai chiaro a tutti, con l'abitudine di radunare un cast stratosferico per ogni suo film. Stessa cosa fa anche per questo suo settimo lungometraggio, avvalendosi di vecchie conoscenze: Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper e Jennifer Lawrence. Speravo in una sorpresa, eppure mi permetto di andare controcorrente. American Hustle è un film con una sceneggiatura ben scritta ma troppo ingarbugliata che, sicuramente alla presenza di un cast con attori di tutt'altro calibro, non avrebbe avuto la stessa risonanza. Il livello si alza a mio parere appunto solo dinanzi alle magistrali interpretazioni dei protagonisti e soprattutto di Christian Bale, ancora trasformista, e di una fantasticamente espressiva Jennifer Lawrence, ottima interpretazione anche per Bradley Cooper mentre ho trovato Amy Adams un po sottotono (ovviamente rispetto al resto della compagnia) e stranamente inespressiva. Per il resto, fotografia curatissima e atmosfera anni 70 ricreata magnificamente. Montaggio buono seppur troppo accelerato. Ma nel comparto tecnico la vera eccellenza la si ritrova nella mastodontica e curatissima regia di O.Russel, che riesce a mostrarci tutto in maniera visivamente impeccabile attraverso movimenti di macchina, carrellate e sequenze quasi registicamente musicali. Quindi, secondo me il film è un po sopravvalutato e ruffiano, ovviamente è una mia opinione. Comprendo anche l'entusiasmo di coloro che amano o apprezzano il genere ma pur cercando di non essere di parte, provo proprio ad immaginarmi la pellicola con altri attori e un altro regista e la visione purtroppo non sarebbe più la stessa. 
Voto: 3 su 5


lunedì 6 gennaio 2014

RECENSIONE "THE BUTLER-UN MAGGIORDOMO ALLA CASA BIANCA" (2013- Regia di Lee Daniels)

Lee Daniels in The Butler affronta uno spaccato drammatico della storia americana raccontando la vita di Eugene Allen (nel film Cecil Gaines), maggiordomo di colore alla Casa Bianca per ben 30 anni sotto 8 presidenti. Subito dopo la sua morte, avvenuta nel 2010, e' stata fatto conoscere a tutti questo personaggio che, anche se indirettamente, ha dato un importante contributo al lungo e complesso processo di integrazione razziale. Il suo speciale rapporto di fiducia avuto con i vari presidenti e l'amore della sua famiglia, ha comunque riscattato una vita difficile iniziata con lo stupro della madre e l'uccisione del padre da parte di un bianco in un campo di cotone. Ed e' cosi' che inizia The Butler, il regista statunitense convoglia una cast stellare per un film che e' stato in genere apprezzato dalla critica, più' in America che in Italia, e campione di incassi appunto nel paese d'origine. Il film e' effettivamente il racconto o riassunto di decenni di storia americana, dall'attentato a Kennedy alle rivolte degli uomini di colore. Questo aspetto e' affrontato attraverso la figura del figlio Charles, stanco di subire discriminazioni quotidiane e che di conseguenza aderisce al partito di rivolta finendo spesso in carcere, egli ha un rapporto conflittuale con il padre il quale invece vorrebbe che lui si applicasse soltanto agli studi. Il problema principale del film sta nella narrazione, che risulta essere in alcuni punti lenta e noiosa a causa dell'eccessiva durata, dovuta a sua volta dal futile ampliamento di alcune sequenze. Ma il problema generale sta nella banalità con cui e' stata riportata la sceneggiatura. Leggendo la biografia del vero protagonista, mi son reso di tanti particolari rimossi dalla pellicola ma che avrebbero potuto amplificare la presenza del "maggiordomo amato da tutti" all'interno della Casa Bianca, aumentando il livello emozionale-sentimentale dell'opera. La narrazione non e' aiutata dal montaggio, non negativo ma elementare. Buoni gli attori, discreta la regia, brava Oprah Winfrey nel ruolo della moglie, ma colui che spicca sia all'interno del cast che nel film in genere e' senza ombra di dubbio il fantastico Forest Whitaker il quale riesce a comunicare ed emozionare con gli occhi, oltre che con suoi profondi e ben scritti monologhi interiori. Bellissime e intense le scene finali. Posso dire infine che The Butler e' un film carino, pieno di difetti e non assolutamente un capolavoro, ma guardabile. Si poteva però fare molto molto meglio. "Sentiamo parlare di campi di concentramento, ma quei campi ci sono stati per ben 200 anni anche qui in America", penso che questa frase riassuma meglio di tutto come venivano trattate quelle persone il cui più grande crimine era di essere nate con la pelle nera.
Voto: 3 su 5



mercoledì 1 gennaio 2014

INFORMAZIONI SU EYES WIDE SHUT (1999- Regia di Stanley Kubrick)

Tratto dal romanzo Doppio sogno di Arthur Schnitzler, Kubrick aveva intenzione di trarne un film sin dai tempi di Arancia Meccanica, ma poi decise di accantonarlo per dedicarsi ad altri progetti come il film su Napoleone che non fu realizzato. Le riprese, la cui durata prevista doveva essere di 2 mesi, iniziarono nel novembre del 1996 e si conclusero nel gennaio del 1998 dopo ben 2 anni e 65 milioni spesi. Ma Kubrick mori' appena completato il montaggio, e per la colonna sonora dovette ultimare il lavoro il suo amico Steven Spielberg.

TRAMA: Un medico newyorkese, in crisi con la moglie, attraversa la città durante una notte strana ed irreale in cui gli capitano strani incontri, tra cui prostitute e pazienti che cercano di sedurlo, fino ad un'onirica orgia in una villa in cui rischia addirittura la vita. Ma la mattina dopo ha come la sensazione di essersi svegliato da un sogno, e sembra che le tracce della notte appena trascorsa siano svanite…

Il film affronta molti temi. Innanzitutto possiamo considerare quello dei personaggi, e in particolare quello del protagonista maschile, un viaggio alla scoperta di se stessi tramite la coscienza del disorientamento poiché "occorre attraversare l'accecamento per imparare nuovamente a guardare, conoscere e riconoscere la scena del mondo". Nonostante non sia espresso esplicitamente, il tedio, ovvero una grave e dolorosa sensazione di noia che implica un senso di distacco dalla vita, è ciò che spinge Bill a cercare qualcosa di diverso dalla sua vita di tutti giorni. Inoltre, Kubrick vuole evidenziare il senso di tristezza e futilità di ciò che è artificiale e finto (nel caso del film il sesso). Possiamo infine dire che con questa sua ultima opera, il regista ci faccia un quadro della figura umana, degli istinti che continuano ad esistere in noi nonostante l'evoluzione dell'uomo da animale ad essere superiore e pensante, il contrasto fra i bisogni del corpo e i bisogni della mente.

La regia di Kubrick è come sempre qualcosa di sublime e c'è da apprezzare come ogni scena sia curata nei minimi dettagli. Tom Cruise dà probabilmente una della interpretazioni migliori della sua carriera. Quindi, spero che abbiate apprezzato questa mia piccola sintesi e vi invito a guardare ed ammirare l'ultima perla di uno dei più grandi registi della storia del cinema.



PARERI su MOLTO FORTE INCREDIBILMENTE VICINO

Molto Forte Incredibilmente Vicino............un film emozionante, commovente e toccante. Io non ho letto il libro da cui è tratto ma, nonostante sia stato criticato e massacrato da molti critici, a me è piaciuto tantissimo e mi ha veramente fatto riflettere sulle tragedie umane che sono derivate da quel maledetto attacco alle tori gemelle. La storia è bellissima e scritta ottimamente. Che Tom Hanks e Sandra Bullock fossero straordinari, era già noto a tutti. Ma veramente il piccolo attore Thomas Horn, ci tengo a sottolineare al suo primo film, è stato incredibilmente, sorprendentemente, magistralmente (avrei altri centinaia di aggettivi per descriverlo) FANTASTICO. Max von Sydow è riuscito ad emozionarmi non dicendo neanche una parola. Il film è un pò lento, ma comunque riesce ad appassionare lo spettatore ed a entrare a picco nella sua emotività.
Voto: 3,5 su 5



PARERI su LO HOBBIT UN VIAGGIO INASPETTATO (2012)

Gli effetti speciali, i paesaggi, le ambientazioni sono favolose. Il 3D è il migliore della storia perchè oltre agli oggetti che escono dallo schermo, e ce ne sono tanti, hanno puntanto sulla profondità degli ambienti, Prima parte lenta, ma giustamente essendo il primo della saga Jackson doveva sviluppare bene la storia. I nani sono adorabili e Bilbo in questo film mi è piaciuto molto. Capitolo doppiaggio, Proietti è straordinario. Il suo doppiaggio nei trailer non mi era piaciuto molto e mi sembrava un po fuoriluogo nonostante Proietti sia un formidabile doppiatore ( Stallone in Rocky e FIST è stato doppiato da lui, anche De Niro in Casinò). Il doppiaggio in generale è fatto molto bene, dopo l'orrore di Timi ne Il Cavaliere Oscuro il Ritorno e Favino nel trailer di Lincoln, l'eccellenza intaliana in questo campo finalmente torna a farsi vedere: barvi tutti. La musica a me è piaciuta, soprattutto la canzone dei nani che poi nei titoli di coda ho ascoltato anche in inglese.
Voto: 3 su 5