RECENSIONE "TURBO" (2013)
Ultimamente le principali major hollywoodiane sfornano uno o più cartoon all'anno, ma i principali competitor di questo genere sono stati e rimangono due: Pixar e Dreamworks. La prima ha realizzato film che hanno rivoluzionato l'animazione vincendo una pioggia di oscar, la seconda inaugurò il premio(Oscar all'Animazione) con Shrek nel 2002 e ha sbancato i botteghini facendo in modo che i propri personaggi entrassero rapidamente nell'immaginario collettivo. Quest'anno la sfida si ripete e se da una parte viene schierato il prequel di uno storico capolavoro dello studios, cioe Monsters University, dall'altra decidono di puntare su una novità e quindi su un personaggio mai visto sul grande schermo. Insomma, dopo questo dovuto preambolo, posso dire che il film d'animazione Dreamworks dell'estate 2013 è “Turbo”. Ad introdurre il film nella sala del Cinema delle Vittorie di Forio d'Ischia è stato uno dei doppiatori del film, l'attore hollywoodiano Samuel L.Jackson, il direttore artistico del festival Pascal Vicedomini e il presidente della Fox Italia Osvaldo De Santis. Subito dopo si sono spente le luci ed è iniziata la proiezione del film in 3D, quel che che in due parole posso definire uno splendido esempio di ANIMAZIONE INTELLIGENTE. La pellicola parla di sogni e delle difficoltà che si devono affrontare per raggiungerli, talvolta bisogna andare contro se stessi e contro tutti gli altri. I protagonisti sono delle lumache ed in particolare Turbo, il suo sogno è di diventare il più grande pilota del mondo e ciò lo rende strano e addirittura matto agli occhi dei suoi pari. Un giorno, in seguito ad un incidente, acquisisce il potere della super velocità che in breve lo porterà a competere con i piu' grandi campioni ed in particolare contro il suo mito Guy Gagne alla 500 miglia di Indianapolis, ovvero la più grande competizione automobilistica del mondo. Tutto ciò è molto metaforico perchè parla di lumache ma in realtà si riferisce agli uomini, è come se avessero riadattato il capolavoro letterario di Richard Bach “Il gabbiano Jonathan Livingston” in cui un gabbiano è diverso da tutti gli altri e invece di cercare il cibo, si allena per migliorare nell'arte del volo. Il riferimento è mosto vistoso per chi ha letto ed apprezzato l'opera prima citata, ma in questo film ciò viene ampliato anche ai più piccoli grazie alla magia del cinema d'animazione il cui scopo è di raccontare una storia che diverta ma che nello stesso tempo faccia trasparire un messaggio ben chiaro per tutti, adulti e bambini. Il film in questione centra alla grande questa finalità. Dal punto di vista tecnico, posso dire che i disegni sono molto ben realizzati e curati, e vengono ulteriormente valorizzati dalla frenetica e particolare regia di David Soren e dal 3D, in questo caso una grande valore aggiunto. Questo connubio di immagini, suoni, e all'incredibile profondità data dal formato stereoscopico, portano lo spettatore proprio in mezzo alla pista soprattutto nell'intensa ed emozionante sequenza della corsa finale. Il difetto del film, a mio parere, sta nel ritmo della narrazione che corre troppo non fermandosi quasi mai e questo potrebbe infastidire gli spettatori più attenti ed esigenti. Ma in generale, dunque, posso dire che Turbo è un cartoon banale ma realizzato benissimo.
Voto: 3,5 su 5

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